...ovvero, "I nuovi emigrati si spostano in autobus"
Eccomi di nuovo in Sicilia; ormai dovrebbe essermi familiare il viaggio, lo stravolgimento di orizzonti nel giro di pochi giorni, e invece…
Ad accogliermi un caldo boia, nonostante fossero ormai le 21.45 all’arrivo; mi ci dovro’ riabituare…
Ma torniamo indietro, alla partenza il giorno prima, il 28 luglio alle 23.30 da casa, e poi l’autobus che doveva arrivare a mezzanotte e mezza ha gia’ un’ora di ritardo: di solito prendo quello che parte da Roma, ma questo che ho preso direttamente a Siena e’ partito da Milano alle 18.00 del pomeriggio, passando poi per Bologna, Parma, Piacenza, Firenze e molte altre tappe intermedie. Tutto pieno, cerchi faticosamente posto, disturbando quelli che si erano gia’ appropriati di due posti vicini.
Un po’ si sonnecchia, un po’ si chiacchiera… mi ha sempre affascinato incrociare la tua storia e i tuoi racconti con le storie e i racconti degli altri: c’e’ chi lavora, chi studia fuori, famiglie originarie della Sicilia che scendono per le vacanze, pochissimi quelli che non hanno un accento siciliano. Ci sono persino alcuni bambini, due con meno di due anni, un cagnolino in una gabbia, alcuni anziani.
I nuovi emigrati si spostano in autobus: i lavoratori, che spesso hanno la speranza di tornare giu’, magari chiedendo trasferimento; gli studenti, che invece spesso hanno la speranza di rimanere su, tanto “che ci torno a fare nel mio paese, non c’e’ lavoro per i giovani”.
A volte ci sono pure dei rumeni o dei polacchi, la nuova manovalanza che arriva dall’Europa comunitaria dell’Est, piu’ facile da portare in Italia. Vengono nell’Italia del Sud a fare i lavori precari e malpagati che noi sfuggiamo: gli assistenti per anziani a domicilio, le colf. A volte hanno gia’ fatto in bus la prima parte del viaggio dal loro paese, e adesso gliene tocca ancora un grosso pezzo. Spesso maleodoranti (razzismo? ma no, sfido chiunque a viaggiare tre giorni in bus e a non puzzare), ma con una pazienza infinita: gli italiani che smaniano, si rigirano, guardano l’orologio, e loro li’ tranquilli e rassegnati.
E i turisti? Non ce ne sono di turisti? Ma no, quelli di solito si spostano in treno o in aereo, al massimo c’e’ qualcuno di origini siciliane che va a trovare i parenti, se si possono definire turisti questi...
Per far passare prima il tempo di solito gli autisti mettono uno o due film, sempre di raffinata qualita’: Pearl Harbour, Natale in India, Troy, ecc.
La notte e’ l’ideale per ascoltare la musica, magari tentando di addormentarsi, (in quest’ultimo viaggio mi hanno fatto compagnia i Red Hot Chili Peppers e un live di Fiorella Mannoia): guardare dal finestrino i presepi di case, fabbriche, strade lungo i bordi dell’autostrada, in un’atmosfera sospesa che a volte ti fa perdere il contatto con il tuo corpo.
Gli autogrill: ormai conosco tutte le tattiche (meglio passare prima in bagno o al bar? Da dove si tirera’ lo sciacquone e come si aprira’ l’acqua?) per risparmiare tempo, vista la ventina di minuti per cui ci si puo’ fermare e gli altri passeggeri del bus che contribuiscono a ingrossare le file.
Come detto qui, gli autogrill calabresi e campani sono un’altra cose rispetto a quelli da Roma in su...
La Salerno-Reggio Calabria: se qualcuno ancora mi parla di ponte prima di averla sistemata, giuro che lo costringo a farla avanti e indietro per 50 volte nell’orario di punta e poi vediamo se cambia priorita’…
L’arancino sul traghetto Villa San Giovanni-Messina e’ una tappa obbligata, ed e’ la prima cosa che ti riavvicina a gusti e odori familiari..
C’e’ chi quando si sbarca a Messina e si risale sul bus dice: "siamo arrivati", ma e’ solo un’illusione, abbiamo ancora dalle 3 alle 6 ore, a seconda della fermata (io 5 e mezzo, grazie)…
E fra una settimana o un mese o molto piu’, lo stesso viaggio al contrario ci attende…
Ormai e' piu' di una settimana che sono qui in Sicilia. Quello che avete letto l'ho scritto quasi tutto di getto subito dopo l'arrivo. Fa meno caldo dei giorni scorsi, ma quello che non e' cambiato e che non cambia e' la situazione che porta ancora oggi moltissimi siciliani ad emigrare. Parlo con amici e molti, moltissimi, ormai lavorano fuori; chi rimane qui spesso si accontenta di salari da fame (200,300 euro mensili). Mi hanno detto che una ragazza che conosco ha denunciato il suo datore di lavoro perche' dopo tanti anni di 300 euro al mese in nero, lui le aveva proposto di metterla in regola, ma dandole solo 200 euro; adesso sono in causa, ma lei non riesce a trovare piu' nessun lavoro perche' si e' fatta la fama di una che denuncia.
L'economia del mio paese si regge sulle pensioni e sugli impiegati pubblici. Di miei coetanei ne rimangono pochi.